Anthony Vaccarello celebra dieci anni alla guida di Saint Laurent trasformando l’oro in materia, superficie e luce. Una palette apparentemente monocromatica che, osservata da vicino, rivela un universo di sfumature.
Parigi è buia, la Tour Eiffel scintilla d’oro e sulla passerella monumentali chandelier sembrano sospesi nel cielo. La scenografia della sfilata Saint Laurent Primavera Estate 2027 ricostruisce idealmente il Salon Impérial dell’Hôtel Inter-Continental, luogo in cui Yves Saint Laurent presentava le sue collezioni Haute Couture a partire dagli anni Settanta. Un riferimento preciso all’heritage della Maison.
L'oro colore assoluto
L’oro non è semplicemente il colore della collezione: è il dispositivo attraverso cui Vaccarello rilegge Saint Laurent. Vaccarello riprende alcuni dei codici più riconoscibili di Saint Laurent e li immerge nell’oro.
Non un’unica tonalità piatta e uniforme, ma una gamma sorprendentemente ampia di variazioni metalliche: oro giallo, bronzo, oro antico, riflessi ramati, bruni metallici, sfumature verdastre e bagliori più oscuri.

È proprio la materia a modificare continuamente la percezione del colore.
L’oro diventa scintillante e opulento, glossy e quasi liquido sulle superfici lisce; si scurisce quando incontra filati metallici e lavorazioni più fitte; acquista profondità nei broccati, diventa quasi filigrana nella guipure floreale, si concentra nelle passamanerie gioiello e nelle decorazioni.


Ed è qui che il monocromo diventa interessante: non è la tinta a cambiare, è la texture a generare il colore.
La luce entra nelle trame, si spezza sui rilievi, viene assorbita dalle superfici più scure e riflessa da quelle lisce. Il risultato è una palette che può passare dal giallo metallico al bronzo, dal marrone ramato a riflessi quasi verdastri o bluastri senza abbandonare mai realmente l’oro.
Quando il tessuto diventa oreficeria
In alcuni look il confine tra tessuto e gioiello sembra quasi dissolversi.
I motivi floreali e arabescati della guipure ricordano una lavorazione a filigrana; i broccati metallici hanno superfici dense e cesellate; passamanerie e ricami costruiscono spessori che sembrano applicati all’abito come piccoli elementi di oreficeria.


Altrove l’effetto cambia completamente. L’oro riveste superfici più compatte, appare sulla pelle lucida o anticata, si frammenta nell’effetto a scaglie e contamina persino l’animalier, trasformando il leopardato in una superficie preziosa.

La monotonia dell'oro viene interrotta strategicamente anche dalla seta. Curry, ambra, cognac, verde oliva e tonalità vicine all’assenzio entrano nella palette come correttori cromatici: le sfumature calde intensificano il carattere solare dell’oro, mentre i verdi lo rendono più acido e meno convenzionalmente prezioso.
Oro dalla testa ai piedi
L’opulenza prosegue negli accessori. Maxi orecchini, turbanti gioiello, cinture e decorazioni metalliche accompagnano stiletto vertiginosi e sandali sottilissimi, che incorniciano piede e caviglia come gioielli. Persino alcuni tacchi assumono forme scultoree, tra cui una versione costruita come un serpente sinuoso.


L’oro, quindi, non completa semplicemente il look: lo invade. Dall’abito all’accessorio, dalla trama al riflesso, diventa il vero elemento unificante della collezione.
E poi, il nero
Dopo questa lunga esplosione metallica, la sfilata precipita improvvisamente nel nero.
Il finale è costruito attraverso abiti da sera nei quali chiffon trasparente, velluto, raso e dettagli luminosi dimostrano ancora una volta come un unico colore possa moltiplicarsi attraverso la materia.
Leggerlo come “il colore dell’assenza” è una suggestione editoriale affascinante, soprattutto alla luce delle voci sul futuro di Vaccarello. Ma forse proprio l’incertezza rende il finale ancora più potente: dopo aver fatto brillare Saint Laurent attraverso tutte le possibili declinazioni dell’oro, Vaccarello spegne la luce.
E lascia il nero.
Una chiusura, un nuovo inizio o semplicemente l’ultimo, spettacolare contrasto cromatico della collezione?
Foto credits Launchmetrics/Spotlight


