Saint Laurent SS2027: l'oro e le sue sfumature, strumento di Vaccarello per rileggere Saint Laurent

Saint Laurent SS2027: l'oro e le sue sfumature, strumento di Vaccarello per rileggere Saint Laurent

Anthony Vaccarello celebra dieci anni alla guida di Saint Laurent trasformando l’oro in materia, superficie e luce. Una palette apparentemente monocromatica che, osservata da vicino, rivela un universo di sfumature.

Armani SS-2027, anatomia di una palette acromatica Lettura Saint Laurent SS2027: l'oro e le sue sfumature, strumento di Vaccarello per rileggere Saint Laurent 4 minuti

Anthony Vaccarello celebra dieci anni alla guida di Saint Laurent trasformando l’oro in materia, superficie e luce. Una palette apparentemente monocromatica che, osservata da vicino, rivela un universo di sfumature.

Parigi è buia, la Tour Eiffel scintilla d’oro e sulla passerella monumentali chandelier sembrano sospesi nel cielo. La scenografia della sfilata Saint Laurent Primavera Estate 2027 ricostruisce idealmente il Salon Impérial dell’Hôtel Inter-Continental, luogo in cui Yves Saint Laurent presentava le sue collezioni Haute Couture a partire dagli anni Settanta. Un riferimento preciso all’heritage della Maison.


L'oro colore assoluto

L’oro non è semplicemente il colore della collezione: è il dispositivo attraverso cui Vaccarello rilegge Saint Laurent. Vaccarello riprende alcuni dei codici più riconoscibili di Saint Laurent e li immerge nell’oro.
Non un’unica tonalità piatta e uniforme, ma una gamma sorprendentemente ampia di variazioni metalliche: oro giallo, bronzo, oro antico, riflessi ramati, bruni metallici, sfumature verdastre e bagliori più oscuri.

È proprio la materia a modificare continuamente la percezione del colore.

L’oro diventa scintillante e opulento, glossy e quasi liquido sulle superfici lisce; si scurisce quando incontra filati metallici e lavorazioni più fitte; acquista profondità nei broccati, diventa quasi filigrana nella guipure floreale, si concentra nelle passamanerie gioiello e nelle decorazioni.

Ed è qui che il monocromo diventa interessante: non è la tinta a cambiare, è la texture a generare il colore.

La luce entra nelle trame, si spezza sui rilievi, viene assorbita dalle superfici più scure e riflessa da quelle lisce. Il risultato è una palette che può passare dal giallo metallico al bronzo, dal marrone ramato a riflessi quasi verdastri o bluastri senza abbandonare mai realmente l’oro.

Quando il tessuto diventa oreficeria

In alcuni look il confine tra tessuto e gioiello sembra quasi dissolversi.

I motivi floreali e arabescati della guipure ricordano una lavorazione a filigrana; i broccati metallici hanno superfici dense e cesellate; passamanerie e ricami costruiscono spessori che sembrano applicati all’abito come piccoli elementi di oreficeria.

Altrove l’effetto cambia completamente. L’oro riveste superfici più compatte, appare sulla pelle lucida o anticata, si frammenta nell’effetto a scaglie e contamina persino l’animalier, trasformando il leopardato in una superficie preziosa.

La monotonia dell'oro viene interrotta strategicamente anche dalla seta. Curry, ambra, cognac, verde oliva e tonalità vicine all’assenzio entrano nella palette come correttori cromatici: le sfumature calde intensificano il carattere solare dell’oro, mentre i verdi lo rendono più acido e meno convenzionalmente prezioso. 

Oro dalla testa ai piedi

L’opulenza prosegue negli accessori. Maxi orecchini, turbanti gioiello, cinture e decorazioni metalliche accompagnano stiletto vertiginosi e sandali sottilissimi, che incorniciano piede e caviglia come gioielli. Persino alcuni tacchi assumono forme scultoree, tra cui una versione costruita come un serpente sinuoso.

L’oro, quindi, non completa semplicemente il look: lo invade. Dall’abito all’accessorio, dalla trama al riflesso, diventa il vero elemento unificante della collezione.

E poi, il nero

Dopo questa lunga esplosione metallica, la sfilata precipita improvvisamente nel nero.

Il finale è costruito attraverso abiti da sera nei quali chiffon trasparente, velluto, raso e dettagli luminosi dimostrano ancora una volta come un unico colore possa moltiplicarsi attraverso la materia.

Leggerlo come “il colore dell’assenza” è una suggestione editoriale affascinante, soprattutto alla luce delle voci sul futuro di Vaccarello. Ma forse proprio l’incertezza rende il finale ancora più potente: dopo aver fatto brillare Saint Laurent attraverso tutte le possibili declinazioni dell’oro, Vaccarello spegne la luce.

E lascia il nero.

Una chiusura, un nuovo inizio o semplicemente l’ultimo, spettacolare contrasto cromatico della collezione?

Foto credits Launchmetrics/Spotlight

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